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La prima cosa da fare è avere una data per il voto, poi parleremo …

Pubblicato: ago 11 , 2019
Autore: Stefano Beretta

“La prima cosa da fare è avere una data per il voto, poi potremo discutere di…

Abbiamo apprezzato la purezza dell’approccio dal punto di vista della negoziazione politica.

Con ciò non intendiamo dare né un giudizio politico di merito né personale nei confronti di chi si è espresso in questo modo.

Quello che appare certo è che in effetti, dal punto di vista mediatico, sta succedendo proprio come a luglio del 2006 durante l'ultima crisi per il nucleare Iraniano. Il Consiglio permanente dell’ONU discuteva del fatto che l’Iran non aveva ancora risposto alla proposta fatta il 6 giugno di quell'anno e relativa alla sospensione del programma di arricchimento dell’uranio. Nel frattempo si succedevano una miriade di commenti sui media di tutto il mondo rispetto alle varie posizioni da prendere ed alle varie alternative su quanto sarebbe potuto succedere. Tutto questo avveniva a scapito della comprensione del punto centrale oggetto della tardiva risposta dell’Iran. In realtà il presupposto della proposta dell'ONU era che l’Iran avrebbe dovuto accettare la sospensione del suo programma di arricchimento prima che ogni discussione (negoziato) avesse inizio.

La purezza ed acume di questa condizione preliminare posta dall'ONU consistono nel fatto che è l'essenza stessa della controversia. Infatti i negoziati riguardano proprio se il programma di arricchimento dell'Iran debba essere chiuso parzialmente o completamente, se entro la fine dell’anno oppure più tardi. Il fatto quindi che una sospensione del programma avvenga in contemporanea all’avvio dei negoziati o meno, è un elemento che dà una vittoria simbolica e sostanziale ad una delle parti ancora prima che in negoziati abbiano inizio.

In Italia nel 2019, proprio come all’ONU nel 2006, entrambe le parti vorrebbero evitare di cedere su questo punto fondamentale perché se si iniziasse a discutere di ciò che vogliono le controparti dopo che una data delle elezioni è stata fissata, allora una fetta consistente del potere andrebbe a coloro che hanno richiesto la caduta del Governo. Sarebbero infatti pochi gli incentivi o le sanzioni per costringerli ad un tavolo decisionale. D’altro canto, discutere delle leggi da approvare o di alleanze prima di fissare la data delle elezioni, significa consegnare una gran quantità di potere ai partiti di opposizione ed al Movimento 5 stelle.

In effetti in politica le parti al tavolo sono sempre una di più dei singoli partiti e la parte in più è costituita da noi elettori. La purezza dell’approccio negoziale dell’onorevole Senatore Salvini nell’aver posto questa condizione consiste nel fatto che, qualunque sia la reazione delle controparti, la vittoria verso gli elettori è, al momento, sua.

Se le controparti posticiperanno il più possibile la data delle elezioni allora la crescita dello spread, i costi incrementali associati, l’aumento dell'IVA nel 2020… potrebbero essere percepiti come una loro responsabilità.

Se invece verrà fissata subito la data delle elezioni certamente non ci saranno incentivi a procedere con attività che non sia normale amministrazione e la responsabilità delle mancate riforme potrebbe essere imputata ugualmente ai Partiti di opposizione e del Movimento 5 Stelle.

L'utilizzo di una pre condizione prima che un negoziato inizi, o quanto si presenta una nuova situazione, è uno strumento potente per acquisire potere sin dal principio, per bloccare il negoziato senza esserne considerati responsabili e per rallentare il negoziato in modo che proceda secondo i nostri tempi.

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Chi è l'autore:

Stefano Beretta
Sono Presidente e Managing Partner di Scotwork Italia dal 2011. In Scotwork ho svolto consulenze individuali a singoli Top Manager ed a Board, sia in ambito Investment Funds che Lusso. Alleno, in Italia ed all'estero, una media di 240 manager del settore Farmaceutico, Difesa, FMCG e GDO ogni anno.

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