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Bello! Ma è un regalo non vale nulla!

Pubblicato: gen 01 , 2019
Autore: Giovanni Bodini

A Reggio Emilia, il menù tradizionale per il pranzo di Natale prevede i cappelletti. E' un tipo di pasta fresca ripiena e piegata, appunto, a forma di cappello. E' molto simile ai più famosi tortellini modenesi (ma non ditelo a un Reggiano, rischiereste parecchio) e si mangiano rigidamente in brodo.

Nella mia famiglia ci si ritrova il giorno di S.Prospero, il santo patrono di Reggio Emilia, a fine novembre, per prepararli a mano. Poi si surgelano e si mangiano fino alla fine della stagione fredda. A meno che io non mi metta di impegno per dare fondo prima alle nostre riserve auree.

Se preparati con tutti i crismi, si tratta di una lavorazione lunga e delicata, prima la preparazione del ripieno, in cui carne e prosciutto crudo devono essere cotti fino a sfaldarsi e poi mischiati a Parmigiano grattugiato finemente. E poi il brodo deve essere preparato ben in anticipo e sgrassato a modo.

Un detto reggiano che ho sentito recentemente recita: "si è abituato ai cappelletti", per indicare il momento in cui, per aver ricevuto con eccessiva facilità qualcosa di valore, lo si da per scontato.

Quante volte ci è capitata questa circostanza? Per esempio un cliente a cui sono sempre stati aggiunti degli extra per premiare la sua fedeltà o un fornitore a cui è stata applicata una flessibilità non standard sui tempi di consegna.

Gli extra, la flessibilità, per quanto piccolo, hanno un costo per noi e possono venire considerati di nessun valore dalla nostra controparte se non siamo noi i primi a valorizzarli.

Mi spiego meglio con un esempio: se invito a cena un amico e preparo un piatto di cappelletti secondo la ricetta tradizionale, lavorando una giornata tra ripieno, brodo e cottura, e quando lui mi ringrazia rispondo minimizzando dicendo "figurati, non è niente", sto sicuramente svalutando il mio lavoro di preparazione. Ma, a guardare bene, sto facendo uno sgarbo anche al mio amico, perché gli sto trasferendo poco valore. In altri termini, gli sto dicendo "ti ho dato una cosa che a te forse piace, ma che per me non vale niente".

In ambito lavorativo, gli extra e la flessibilità andrebbero, ogni tanto, spiegati. Per esempio, al Cliente, si potrebbe dire "questi extra, che in condizioni normali avrebbero un valore di X, sono ben contento di aggiungerli gratis alla mia fornitura, dato che facciamo business da così tanto tempo". E al fornitore si potrebbe dire "per aspettare le tue consegne oltre l'orario standard devo pagare gli straordinari a un paio di dipendenti, se non fosse che sono contento dei tuoi prodotti, per me sarebbe davvero un problema, ma nel tuo caso, posso fare un'eccezione".

In entrambi i casi, sottolineare quello che si è fatto verso la controparte non porta a evidenziare un problema, ma, contenendo anche la spiegazione del perché la cosa non sia, in effetti, un problema, porta a un rafforzamento del rapporto di fiducia e, in ultima analisi, a cementare accordi di lungo termine.

Se mai verrete a mangiare i cappelletti a casa mia, vi racconterò nel dettaglio quanto lunga sia la preparazione e sarà un modo per onorarvi come ospiti

Un saluto

 

L'autore di questo articolo è l'Ing Giovanni Bodini che è un Alumno Scotwork 

Il presente scritto è coperto da licenza Creative Commons "Attribution-NonCommercial-ShareAlike 4.0 International (CC BY-NC-SA 4.0)" (https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/) di Giovanni Bodini ed è pubblicato sotto la sola responsabilità dell'autore.

 

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