La diplomazia spazzatura

Pubblicato: lug 28 , 2015
Autore: Stefano Beretta

Due accordi negoziati di importanza storica. Uno tra la Grecia e l'Euro zona, l'altro tra Iran e le grandi potenze del P5+1. Entrambe sono salutati come una vittoria per la diplomazia. Entrambi sono spazzatura. Entrambi vengono derisi e rinnegati ovunque. Entrambi si stanno disgregando tanto velocemente quanto asciuga l'inchiostro. Che cosa abbiamo imparato?

1. La fiducia è l'elemento chiave. In nessun dei due casi una delle parti si fida dell'altra, perciò in entrambi i casi l'ombra del sospetto getta un enorme dubbio sulla capacità o disponibilità a dare seguito alle azioni sottoscritte. Nessuno in Grecia ritiene che la metà della popolazione che elude le tasse inizierà a pagarle. Nessuno nell'Euro zona ritiene che questo terzo piano di salvataggio in 5 anni sarà l'ultimo. Nessuno in Iran crede che il Grande Satana (USA) è ormai diventato un amico fidato. Nessuna delle superpotenze del P5+1 ritiene che gli iraniani freneranno la loro tendenza al segreto e alla dissimulazione. Così nessuno pensa che le condizioni di una di questi accordi saranno soddisfatti. Eppure queste sono le condizioni sulle quali sono stati costruiti gli accordi.

2. Il tempo è l'elemento chiave. Entrambe queste offerte pretendono di regolare le questioni che comprendono un periodo di tempo significativo - nel caso greco i prossimi 5 anni e nel caso iraniano i prossimi 10 o 15 anni. Entrambi questi orizzonti sono assurdi. Il FMI ha ora pubblicamente distrutto il mito che imporre l'austerità in Grecia consentirà una crescita economia sufficiente per effettuare rimborsi puntuali dei prestiti a meno che non ci sia una drastica riduzione del debito, cosa che i tedeschi e gli altri continueranno ad osteggiare. Mentre per gli occidentali 10-15 anni è un orizzonte piuttosto lungo, per i leader iraniani, in una prospettiva prevalentemente religiosa, in cui l'obiettivo a lungo termine è la vittoria, sia che si tratti di Islam sciita o sunnita, o dell'eventuale predominio dell'Islam sulle religioni del resto del mondo, 15 anni sono un batter d'occhio; il loro orizonte temporale è di generazioni e secoli. Se le parti negoziali vedono i tempi in modo diverso, gli accordi saranno inevitabilmente imperfetti.

3. L'Ego è l'elemento chiave. E' indiscutibile che gli individui che hanno negoziato queste offerte, al vertice e ai livelli di consulenza, devono essere intelligenti e intellettualmente capaci. Ma il loro investimento egoista nella necessità di vedere un risultato positivo salutato come tale dall'opinione pubblica diventa una motivazione forte tale che il loro buon senso scompare. Forse Alexis Tsipras si considerava un moderno Alessandro Magno - mai sconfitto in battaglia. Forse John Kerry si considerava un esperto negoziatore, un Henry Kissinger del XXI secolo, anche se la storia sarà meno gentile con tutti e due. E' meglio non raggiungere l'accordo se l'obiettivo fondamentale della trattativa è l'annuncio stesso.

4. La gestazione è l'elemento chiave. Entrambi questi negoziati sono durati anni; nel caso della Grecia dal 2009/2010, quando i membri più deboli dell'Euro zona hanno incontrato i primi problemi, e nel caso dell'Iran dal 2003, quando le sanzioni sono state discusse e poi imposte dall'Occidente. C'è un'opinione ampiamente diffusa che gli spettatori sono più impressionati da un accordo raggiunto nelle avversità di quello che sembra essere stato raggiunto rapidamente e in modo collaborativo. Quanto abili negoziatori devono essere stati per rimuovere gli ostacoli e raggiungere una conclusione positiva, quanto decisi e pazienti sono stati a non gettato la spugna anni fa e a perseverare ed ora a raggiungere l'accordo. Dovrebbero imparare dalla storia - più lunga è la guerra, più fragile la pace che segue.

5. La diplomazia è la questione chiave. Vale a dire con parole diverse il famoso detto di Winston Churchill del 1954 'Meglio dibattere che combattere'. Non credo che anche Churchill credesse a quando diceva (certamente le sue scelte non hanno dimostrato questo punto di vista), ma è diventato un mantra prevalente per l'Occidente liberale. La diplomazia è meglio della guerra e quindi un accordo con l'Iran è meglio che l'alternativa, che è la persistenza di uno Stato isolato finanziatore di terroristi. Mantenere la Grecia nell'Euro zona è meglio di un fallimento dei negoziati che portano ad una Grexit, perché mantiene la facciata di una moneta - l'Euro - invulnerabile. Una logica povera su entrambi i fronti se l'effetto di un tassello mal costruito di diplomazia fosse semplicemente ritardare una successiva catastrofe. In ogni caso l'alternativa alle offerte sul tavolo non era 'nessun accordo', ma un accordo migliore. La mia opinione è che entrambe questi accordi collasseranno così forse che prevarrà il risultato a lungo termine e il mondo sarà meglio per questo.

Troppe questioni fondamentali? Purtroppo no; in ambienti diplomatici non ci possono mai essere troppe questioni fondamentali.

Stephen White, Stefano Beretta


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Chi è l'autore:

Stefano Beretta
Sono Presidente e Managing Partner di Scotwork Italia dal 2011. Ho dedicato gli ultimi dodici anni nel settore TLC come Sales Manager Internazionale. Durante questo periodo ho negoziato diversi accordi strategici per conto di Cable & Wireless Communications, tra cui anche la vendita di tutto il business Corporate Europeo.

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